Work for equity e Stock Option: opportunità per le Startup

Con il decreto crescita bis (Dl. N. 179/2012) e l’investment compact (Dl. N. 37/2015) il legislatore si è proposto l’ambizioso obiettivo di fornire alle start up e PMI innovative strumenti capaci di aiutare gli startupper perennemente alla ricerca di capitale umano specializzato e risorse economiche.

Ravvisando dunque nella costante sottocapitalizzazione una delle più serie e sentite criticità, la normativa ha introdotto alcune disposizioni per facilitare le società che non hanno grandi riserve economiche per gli investimenti necessari allo sviluppo e, successivamente, a diventare una “scale up”.

Oltre a riformare l’intera disciplina del lavoro, con la previsione di maggiori rinnovi nei contratti a tempo determinato della s.r.l. start up, sono stati introdotti due particolari strumenti tipici della s.p.a. e non sempre ben visti dalla dottrina più critica: le stock options e il work for equity.

A tal fine sono stati introdotti il sesto e settimo comma dell’art. 26 del d.l. n. 179/2012: “Nelle start-up innovative costituite in forma di società a responsabilità limitata, il divieto di operazioni sulle proprie partecipazioni stabilito dall’articolo 2474 84 del codice civile non trova applicazione qualora l’operazione sia compiuta in attuazione di piani di incentivazione che prevedano l’assegnazione di quote di partecipazione a dipendenti, collaboratori o componenti dell’organo amministrativo, prestatori di opera e servizi anche professionali. L’atto costitutivo delle società di cui all’articolo 25, comma 2, e degli incubatori certificati di cui all’articolo 25 comma 5 può altresì prevedere, a seguito dell’apporto da parte dei soci o di terzi anche di opera o servizi, l’emissione di strumenti finanziari forniti di diritti patrimoniali o anche di diritti amministrativi, escluso il voto nelle decisioni dei soci ai sensi degli articoli 2479 e 2479 bis del codice civile.”.

Vale la pena ricordare che tali strumenti sono soggetti ad un regime fiscale altamente agevolativo per favorirne una maggiore diffusione. Con l’introduzione di tale norma si apporta un’ulteriore deroga ai principi della s.r.l. ordinarie.

La s.r.l. start up o PMI innovativa potrà infatti acquistare quote proprie, purché siano utilizzate a soli fini remunerativi di dipendenti, amministratori e prestatori d’opera in generale. Dobbiamo quindi mettere a fuoco la distinzione tra i due strumenti che la norma ammette nel nostro ordinamento.

Il primo, le stock options, attengono a quelli che sono i piani di remunerazione, già in uso nelle s.p.a. La loro caratteristica risiede nella composizione della remunerazione dell’amministratore ovvero del dipendente: a fronte di una parte fissa pagata in denaro, la restante retribuzione viene corrisposta sotto forma di strumenti finanziari o quote. La finalità principale di tali strumenti è quella di incentivare un maggior impegno lavorativo del soggetto, che vedrà parte della propria remunerazione proporzionata agli utili sociali ed avrà così interesse che il profitto della società sia elevato. Gli strumenti in esame possono presentarsi in vario modo e sotto diverse forme nella realtà applicativa che poi vedremo successivamente in altri articoli sull’argomento.

Il caso classico di stock options consiste nell’attribuzione di un diritto d’opzione, per cui il dipendente o amministratore si vede riconosciuta la possibilità di sottoscrivere quote future ad un prezzo determinato. In questa ipotesi il meccanismo di incentivazione opera in modo elementare: il soggetto avrà interesse a che le quote future abbiano un valore superiore al prezzo di acquisto precedentemente concordato, dato che tanto superiore è il suo guadagno quanto maggiore sarà la differenza tra le due somme. Vi sono poi le c.d. restricted stock units, le quali consistono invece nell’attribuzione di quote la cui proprietà diviene effettiva dopo un certo periodo di tempo e a condizione che il soggetto sia ancora dipendente o amministratore della società. In questo secondo caso l’interesse della compagine societaria risulta essere anche quello di garantire un rapporto stabile del soggetto con l’ente.

Comunque, le start up o PMI innovative possono elaborare numerose altre varianti sulla base delle loro reali esigenze e filosofia aziendale. SI può parlare, ad esempio, degli strumenti finanziari che non corrispondono in toto a partecipazioni sociali non attribuendo il diritto di voto. Nel caso di loro utilizzo, l’atto costitutivo dovrà dettare la specifica disciplina degli strumenti in esame, come si ricava dall’art. 2346 cod. civ.

Diversamente dalle stock options, finalizzate principalmente alla remunerazione dei diversi soggetti costituenti una società (quali in primis dipendenti ed amministratori), il work for equity è un meccanismo utilizzato nei confronti dei soggetti esterni, come prestatori d’opera, fornitori e gli stessi soci che si trovino ad erogare un servizio alla medesima società. Anche con questo strumento si possono attribuire direttamente quote o strumenti finanziari partecipativi ai diversi soggetti con cui l’ente interagisce. Solitamente c’è un’importante fase di negoziazione tra gli interessati e la società prima di arrivare alla redazione del cd. piano di work for equity che dovrà essere, a nostro avviso, tailor made in ogni suo dettaglio essendo denso di scelte strategiche che andranno a influenzare in maniera importante il rapporto tra prestatore d’opera (avvocato, consulente, commercialista etc.) e la società stessa.

Come previsto dal legislatore, anche tali strumenti finanziari non costituiscono parte del capitale sociale e non possono attribuire alcun diritto di voto, che rimane appannaggio esclusivo dei soci. L’ammissibilità di questi strumenti particolari nella s.r.l. start up e PMI innovativa era tesa a favorirne una maggiore diffusione, che avrebbe dovuto sopperire al problema di sottocapitalizzazione, specie iniziale, della società.

In altre parole, non sarebbe più necessario in via teorica pagare il fornitore in denaro, ma si potrebbe ricorrere, previo accordo scritto con il medesimo, all’attribuzione di strumenti finanziari che gli garantiscano una parte degli utili futuri.

In questo modo diventerebbe fondamentale la capacità di creare utili nel tempo della società, piuttosto che la disponibilità immediata di risorse economiche. Ciò preverrebbe la comune tendenza ad indebitarsi ancora prima di avere un business model definito nell’intento virtuoso di creare un team che creda e lavori nello sviluppo della società.

Si tratta di una disciplina che comunque conserva da una serie di cautele tese ad evitarne un uso distorsivo, come in materia di retribuzione per dipendenti, dove è prevista obbligatoriamente una parte fissa in denaro.

Nell’impostazione tradizionale della società a responsabilità limitata la persona del socio doveva rivestire un ruolo centrale, essendo delineata nella riforma del d.lgs. n. 6/2003 come tipo più vicino alle società di persona. Tuttavia, con gli interventi degli ultimi anni il legislatore ha rimodellato la disciplina delle start up e PMI innovative, permettendo a queste società l’accesso a tutte le più vantaggiose previsioni delle s.p.a.

Sulla carta questi strumenti molto spesso sono immaginati come la panacea di tutti mali, ma purtroppo nascondono come sempre molte criticità sia tecniche che dottrinali che ci riserviamo di trattare prossimamente.